Giuseppe Mentessi (Ferrara, 1857 - Milano, 1931)
Giuseppe Mentessi nasce a Ferrara nel 1857, all'interno di una famiglia di modesta estrazione sociale, un’origine che contribuisce a plasmare la sua sensibilità e a orientare in profondità il futuro percorso artistico. Studia ornato al Civico Ateneo ferrarese insieme a Gaetano Previati, con cui mantiene un legame duraturo, e prosegue poi alla Regia Accademia di Parma, distinguendosi nei corsi di scenografia e collaborando con il teatro Regio. Nel 1877 si trasferisce a Milano per perfezionarsi a Brera, dove entra in contatto con l’ambiente progressista della scapigliatura e con artisti come Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Leonardo Bistolfi. Avvia intanto le prime collaborazioni con la Scala e ottiene numerosi riconoscimenti accademici.
Negli anni Ottanta partecipa alle principali esposizioni nazionali, alternando scenografia, architettura e pittura di paesaggio. Nel 1887 ottiene la cattedra di paesaggio a Brera. I soggiorni veneziani lo avvicinano a temi fantastici e simbolisti, mentre l’attività di illustratore lo rende una figura di riferimento per la cultura milanese.
La svolta sociale nella sua produzione artistica matura negli anni Novanta con opere come Panem nostrum quotidianum, presentata alla I° Biennale di Venezia (1895) e accolta come suo capolavoro. Vicino al socialismo umanitario, affronta temi di denuncia con un linguaggio sempre più personale, spesso vicino al divisionismo. I moti popolari del 1898, insorti per una grave crisi economica e per i rincari del pane, ispirano lavori intensi come L’arrestato e Lagrime, mentre proseguono importanti commissioni decorative in Lombardia.
Parallelamente, Mentessi sviluppa un’intensa attività didattica: dirige scuole professionali, introduce metodi innovativi per l’insegnamento del disegno e pubblica manuali che ottengono ampia diffusione. Nel Novecento alterna simbolismo, realismo sociale e paesaggio, partecipando regolarmente alle Biennali e alle esposizioni della Permanente. Negli ultimi anni si dedica soprattutto a vedute romane e paesaggi lacustri, senza abbandonare temi spirituali e familiari. Muore a Milano nel 1931 ed è sepolto alla Certosa di Ferrara.